Martedì, 23 febbraio 2016
Nell' ambito del Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia "Piero Bigongiari ", giunto alla sessantesima edizione, il 26 febbraio prossimo, alle 17.30, presso la Libreria Spazio di Via dell'Ospizio a Pistoia, avverrà la premiazione del poeta russo Sergej Zav'jalov, a cui la giuria - Giuliano Livi (presidente dell’Accademia
del Ceppo), Milo De Angelis, Alberto Bertoni, Benedetta Centovalli,
Martha Canfield, Ilaria Tagliaferri, Ignazio Tarantino, Fulvio Paloscia,
Francesco Dreoni (Segretario) - presieduta da Paolo Fabrizio Iacuzzi ha assegnato il premio per il 2016, per la sua poesia "che è come un grande manifesto in difesa dei diritti civili di ogni nazione oppressa, in ogni tempo e spazio. (...) La poesia si trasforma in un codice, tragicamente sempre imperfetto, per
recuperare le informazioni di una civiltà perduta, dove, per “civiltà”,
si intende non soltanto una identità di popolo ma anche di diritti
civili messi a compromesso, una identità di traumi e di drammi (...) e si fa ponte tra passato e presente attraverso una poesia fatta di
fratture sintattiche, semantiche e grammaticali che rivelano la
frammentarietà del mondo" (dalla motivazione del premio - v. integralmente QUI)
Prima della premiazione e come evento clou della manifestazione, il giorno 25 febbraio, alle ore 16.00, Zav'jalov terrà presso la Sala del Gonfalone del Consiglio Regionale della Toscana (Firenze, Via Cavour 4), una lectio magistralis dal titolo "Fissare gli occhi impassibili della disgrazia", scritta appositamente per il Premio e in onore di Piero Bigongiari (è possibile leggerne l'incipit a questo link , oltre a notizie biografiche dell'autore). L'incontro e la lectio sono organizzati con la collaborazione di Semicerchio, rivista di poesia comparata, con il contributo della Banca di Pistoia - Credito cooperativo.
Di seguito un testo di Zav'jalov tratto dal suo ultimo libro pubblicato in Italia
Continua a leggere "Sergej Zav'jalov vince il Premio Ceppo Pistoia, premiazione e lectio magistralis"
Sabato, 2 aprile 2011
Chiudo la serie di post dedicati ai lavori del Premio Internazionale Il Ceppo di Pistoia con una poesia di Paolo Fabrizio Iacuzzi, direttore artistico
del premio, ispirata all’opera simbolo dell’edizione di quest’anno, un origami dello scultore Luigi Russo Papotto dal titolo “Il Ceppo bianco”. Iacuzzi
è tra l’altro curatore dell’opera di Piero Bigongiari ed è nell’ambito del premio che del grande poeta è stato presentato il testo inedito qui
pubblicato. Ringrazio Iacuzzi per il materiale concesso a Imperfetta Ellisse per questa occasione e per i post precedenti
Il Ceppo Bianco
Cartografia assiale è quanto ho appreso nell’orto dai frutti.
E da questo padre che prima della morte ha invaso la Natura.
Già esiste al di là della sua vita. Percorre in discesa il bosco
Di castagni. Arriva al cerro sughero. Disegna la carta in forma
Di trapezio. La peripezia umana. Qui nel ceppo tagliato
Il castagno si esprime in mazze sottili di carta. Possiede
La forza degli origami che non diresti. Le mazze bianche.
I ritagli di carta. La neve nel primo inverno. Qualche foglia
Verde rimasta intatta nei bronchi neri. Una bianca è il sellino.
Bicicletta l’intreccio della cesta in divenire. Stretta con fili
Di paglia. Manubrio e canna tralci di vite bianca. Calce.
Si muove il vento. Si concede il movimento. Salire dai bronchi
Neri andati a fuoco dopo il taglio. A volte s’impenna alta.
Spaventa gli storni piovuti in assalto. Nella bandita di caccia.
Paolo Fabrizio Iacuzzi
Una poesia inedita di Piero Bigongiari
La foresta dell’Acquerino
Ebbi un paese pieno di foreste
e botri e feste mattutine, vidi
l’irradiarsi del sole tra le fronde
gelide ancora della notte, udii
parlare il muto come un animale
preistorico. Perché dunque se dico
che io so stare dove non si può
sostare, sembra incredulo il mio detto?
Nulla più dell’imperfezione è
perfetto, nulla più del tragico è
dolce.
Acque cadenti giù di masso
in masso che scherzavano coi venti
furono testimoni che il mutare
era piuttosto stare nell’infrangersi
dello specchio. Il diamante dove appare
e scompare della vita, se lo
estrassi dall’anulare del padre
e lo lasciai cadere e scheggiare
la trasparenza oscura, dove amare
era solo un sospetto, dove mai
io posso ritrovarlo?, oltre il tarlo
della mente, nei suoi oscuri cespiti
dove la luce e il niente che s’incontrano
si toccano a vicenda.
È in frammenti
che il canto inascoltato trova i suoi
più nascosti elementi come persi
sul buio pavimento luccicavano
minuscole le schegge che indicavano
che il cammino non regge se le sue
direzioni non moltiplicano il senso
delle regge della felicità
da abbandonare. È dolore, non polvere
sostare dove l’uomo deve stare.
– Ma tu, o dolcissima, non voltarti,
sei sulla curva estrema del tuo sguardo. –
Segno qui per te un frammento del poema,
pur se in grave ritardo sul suo tema.
14 maggio 1989
Giovedì, 31 marzo 2011
Fabio Pusterla ha vinto il 55.mo Premio Internazionale Il Ceppo di Pistoia, assegnatogli (è una delle particolarità del Premio) dalla Giuria del
Giovani Lettori, dai 16 ai 35 anni, che ha scelto nell’ambito della terna a cui abbiamo accennato nei post precedenti. Fabio Pusterla era stato
selezionato “per aver posto l’accento in Corpo stellare (Marcos y Marcos, 2010) sulla profonda immedesimazione del corpo nella natura, fino a
tendere verso un’unità androgina originaria. Il suo discorso poetico vola sopra l’aneddotico e l’immediato e diviene via via il racconto, il canto, la
contestazione, la riflessione di una situazione drammaticamente umana" (dalla motivazione di Martha Canfield).
FABIO PUSTERLA
Corpo stellare
Mi segui con un pensiero, sei un pensiero
che non devo nemmeno pensare, come un brivido
mi strini piano la pelle, muovi gli occhi
verso un punto chiaro di luce. Sei un ricordo
perduto e luminoso, sei il mio sogno
senza sogno e senza ricordi, la porta che chiude
e apre sulla corrente di un fiume impetuoso. Sei una cosa
che nessuna parola può dire e che in ogni parola
risuona come l'eco di un lento respiro, sei il mio vento
di foglie e primavere, la voce che chiama
da un posto che non so e riconosco e che è mio.
Sei l'ululato di un lupo, la voce del cervo
vivo e ferito a morte. Il mio corpo stellare.
(da Corpo stellare, Marcos y Marcos, 2010)
Anche Fabio Pusterla, nel corso del recital tenuto dai vincitori del Premio, ha scelto di leggere uno dei suoi autori di riferimento. In questo caso
Vittorio Sereni, poeta da cui forse ha preso la prima ispirazione, espressione di quella linea lombarda a cui talvolta lo stesso Pusterla viene
accostato. Tutte le letture erano dedicate in questa edizione a testi degli anni Sessanta, un periodo particolarmente fecondo per la poesia italiana.
VITTORIO SERENI
La sonnambula
«Niente come l’inverno
di mezza montagna
dice che l’inverno finirà
niente come il gallo alpestre
nella voragine del canto
distanzia la città, propaga
di qui a laggiù un visibilio di valli.
Nel sonno dei corpi ti sento
avvicinarti al mio sonno:
nel tunnel smanioso prendi me,
ragazza viziata che tu salvi
sul punto di farti viziosa,
da ogni mio gesto per te, anche il più basso,
cogli su me queste rose di rupe.
Ci aspetta una città con la sua primavera.
Non sai che città,
che primavera ti preparo…»
(da Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)
Fabio Pusterla (1957) insegna a Lugano, e vive tra la Svizzera italiana e il Nord Italia. Collabora a numerose riviste letterarie italiane, svizzere e
francesi.
Attivo anche come saggista e ricercatore, ha pubblicato tra l'altro con Claudia Patocchi il volume Cultura e linguaggio della Valle Intelvi
(1983, poi 2005); e ha curato l'edizione critica delle opere narrative di Vittorio Imbriani (3 voll., Milano, Longanesi/Guanda, 1992-94). Ha raccontato
la sua esperienza di insegnante in Una goccia di splendore. Riflessioni sulla scuola, nonostante tutto (Casagrande, 2008). Il volume Il nervo di Arnold. Saggi e note sulla poesia contemporanea (ivi, 2007), raccoglie parte dei suoi interventi critici sulla poesia
contemporanea.
Come traduttore si è occupato soprattutto di Philippe Jaccottet, traducendone numerose opere poetiche e in prosa, nonché dell'antologia di poesia
francese contemporanea Nel pieno giorno dell'oscurità (Marcos y Marcos, 2000) e di svariati autori di lingua francese, e più raramente
portoghese o tedesca.
È autore delle principali raccolte poetiche: Concessione all'inverno (Casagrande, 1985, poi 2001); Bocksten (Milano, Marcos y Marcos,
1989, poi 2003); Le cose senza storia (ivi, 1994, poi 2007); Pietra sangue (ivi, 1999); Folla sommersa (ivi, 2004), Corpo stellare (2010). Nel 2009 ha pubblicato nella collana bianca di Einaudi il volume antologico Le terre emerse. Poesie 1985-2008 .
Numerose le plaquette e i libri d’arte realizzati con incisori, artisti e piccoli editori.
Il libro, recensito più volte su carta, finora ha avuto poche recensioni reperibili in rete. La più articolata è quella di Pierre Lepori su Le
Culturactif Suisse (v. qui) a cui rimando
Martedì, 29 marzo 2011
Il terzo appuntamento con gli autori che quest’anno sono stati protagonisti del 55.mo Premio Internazionale Ceppo di Pistoia riguarda Guido Mazzoni, anch’egli uno dei vincitori del Premio Selezione Ceppo Poesia in lizza per il riconoscimento finale, scelto “per aver scritto con lucidità nel libro (“I mondi”, Donzelli Editore) un percorso in bilico sul filo di conflitti indissolubili, un taccuino di viaggio
in quel labirinto di lacerazioni che è l’esistenza" (dalla motivazione di Martino Baldi).
Pure Morning
L’urto delle gocce sulle foglie,
la condensa, la luce che rischiara
i gerani strappati e ancora vivi nel vapore
del ghiaccio che si scioglie,
la terra sparsa sul balcone dai vasi - vedevamo
una periferia enorme oltre le grate
del terrazzo e nelle luci
di casa le persone vivere,
mettere nel buio le stanze illuminate; e poi più in là
tra gli spazi vuoti, i fili e il muro
della circonvallazione, cominciava
la rete dei viali e la metropoli
immensa si mostrava. Dopo, se il cielo
diventava chiaro e le colonne
dei fari segnavano le strade, il rombo
fuori dai vetri era pieno
delle vite che vedevo
rapprendersi in quegli attimi, quando la fila
delle auto si ferma e ci guardiamo
esistere dai finestrini, tra i fanali,
il loro cerchio nel cono della pioggia, dentro i secoli
che ora mi vengono incontro
dai campi coltivati, dai caselli
di Milano se la nebbia si dischiude. Ogni vita
è solo se stessa: questa luce
bassa sulle case, i primi treni
che aprono il vento e ci sorprendono
in una specie di torpore,
la pastiglia nel bicchiere, gli adolescenti,
nel video, che cantano il dolore;
quando sembra che la mente nasconda
a se stessa il gesto di fuggire
la mattinata pura, i fatti nudi,
nel rumore di tutti il tempo che si perde
per essere solo ciò che siamo adesso,
per diventare solo solitudine.
(da I mondi, Donzelli, 2010)
Durante il recital di incontro con il pubblico Guido Mazzoni ha scelto di leggere Franco Fortini, uno degli autori a cui egli riconosce un ethos
specifico, quello “
di stare nel presente, ma saper calare queste esperienze assolutamente moderne di deiezione, alienazione, ripetizione dell’esistere, in forme e
atteggiamenti che abbiano una compostezza, un decoro, una dignità imparentate con la grande tradizione lirica del passato, da Petrarca a Leopardi;
essere i continuatori novecenteschi di un ethos antico, senza però cancellare il fatto che chi vive nel XX secolo e nel XXI secolo deve proporre un
modello di soggettività contemporaneo, e dunque render conto dello «scialo di triti fatti», del «vuoto che ci invade», per usare alcune delle più
famose formule montaliane
” (da un dialogo con Italo Testa).
FRANCO FORTINI
Traducendo Brecht
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d'un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
(da Una volta per sempre, Mondadori, 1963).
Guido Mazzoni è nato nel 1967. Ha vissuto e lavorato a Pisa, Parigi, Londra e Chicago; insegna letteratura all'Università di Siena. Ha scritto i saggi Forma e solitudine (Marcos y Marcos, 2002) e Sulla poesia moderna (il Mulino, 2005). I mondi (Donzelli, 2010) è il suo primo libro
di poesia.
Per altre considerazioni e testi rimando, tra gli altri, a Lorenzo Carlucci in "Village", il blog di Scheiwiller (v. qui) e su Nazione Indiana a Franco Buffoni (v. qui), che tra l'altro ricorda i primi esordi, nel 1991, di un giovanissimo Mazzoni, prima dei "lunghi anni di silenzio poetico" che hanno preceduto l'uscita de "I mondi", a tutti gli effetti la sua opera prima, a parte i molto apprezzati libri di critica citati sopra.
Sabato, 26 marzo 2011
Come secondo appuntamento con i materiali prodotti nell’ambito del 55.mo Premio Internazionale Ceppo di Pistoia, pubblico qui Mariangela Gualtieri, una dei vincitori del Premio Selezione Ceppo Poesia “
per la grande forza lirica con cui rappresenta la natura. L’intera natura. I suoi aspetti visibili ma anche la sua vita sepolta, i suoi movimenti
sotterranei, il suo segreto
” (dalla motivazione di Milo De Angelis), nella terna per l’assegnazione del Premio Ceppo 2011, con il libro “Bestia di gioia”, edito da Einaudi.
MARIANGELA GUALTIERI
Un mio me
Un mio me
soffre. Chi è? Chi scalcia sul fondo
di questo quieto piroscafo. Giù
nella stiva il passeggero più vivo
batte i suoi colpi.
Chi lo tiene sepolto? E che cosa vuole
questo bastardo bambino che scalcia?
Nel fondo di me, un me soffre –
la sua bandiera stropicciata
non ha nessun vento.
È murato. Il bambino più vivo
murato sul fondo.
Con la sua magra manina
mi stringe il cuore al mattino
un poco stringe e duole.
Che cosa prometto quest’oggi al mio
prigioniero? Con quali parole false
lo tengo zitto per un giorno intero?
(da Bestia di Gioia, Einaudi, 2010)
Come previsto dal programma (oggi, v. link) i finalisti nel corso di un recital proporranno anche la lettura di un testo di un poeta in cui si
riconoscono o del quale riconoscono un’influenza (*). Mariangela Gualtieri ha scelto di leggere:
AMELIA ROSSELLI
Se l'anima perde il suo dono allora perde terreno, se l'inferno
è una cosa certa, allora l'Abissinia della mia anima rinasce.
Se l'alba decide di morire, allora il fiume delle nostre
lacrime si allarga, e la voce di Dio rimane contemplata.
Se l'anima è la ritrosia dei sensi, allora l'amore è una
scienza che cade al primo venuto. Se l'anima vende il suo
bagaglio allora l'inchiostro è un paradiso. Se l'anima
scende dal suo gradino, la terra muore.
Io contemplo gli uccelli che cantano ma la mia anima è
triste come il soldato in guerra.
(da Variazioni belliche, Garzanti, 1964)
Mariangela Gualtieri nasce a Cesena, in Romagna. Dopo la laurea in Architettura allo IUAV di Venezia, fonda nel 1983 a Cesena, insieme a Cesare
Ronconi, la compagnia Teatro Valdoca, di cui è drammaturga. Fin dall’inizio cura la consegna orale della poesia, dedicando piena attenzione
all’apparato di amplificazione della voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo.
Ha scritto tutti i testi degli spettacoli messi in scena dalla Compagnia.
Fra i testi pubblicati: Antenata (Crocetti, 1992), Sue Dimore (Palazzo dell’Esposizioni di Roma, 1996), Nei Leoni e nei Lupi (I
Quaderni del Battello Ebbro, 1996), Parsifal (Teatro Valdoca, 2000), Chioma (Teatro Valdoca, 2000), Fuoco Centrale (Einaudi, 2003),Donna che non impara (Galleria Emilio Mazzoli, 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Sermone ai cuccioli della mia specie (L’arboreto Editore, 2006), Paesaggio con fratello rotto
(libro e dvd, Luca Sossella Editore, 2007), Bestia di gioia (Einaudi, 2010), Caino (Einaudi, 2011).
Per altri testi di Mariangela Gualtieri rimando volentieri a quanto uscito sui siti Nazione Indiana (v. qui, con nota critica di Viola Amarelli) e
Via delle belle donne (v. qui
)
(*) Quella della Gualtieri è una poesia volta alla continua ricerca interiore, dove i presupposti di un approccio formale al testo vengono sfibrati
e allentati per supportare la sensibile logica di una esasperata profondità dell’essere.
In quest’azione viscerale, che sfocia, poi, nella composizione del testo poetico, la Gualtieri è profondamente vicina ad Amelia Rosselli, poetessa dell’anima in fiamme e del cuore in
sangue. Infatti, scrive la poetessa di Cesena: « Per devozione, per troppa passione, ho rubato qualcosa ad Amelia Rosselli, me la sono tenuta in braccio, a volte, mentre scrivevo». (da una nota
critica di Rossano Astremo. Fonte:Poiein)
Mercoledì, 23 marzo 2011
Il Premio Internazionale Ceppo Pistoia, organizzato dall'Accademia omonima diretta da Paolo Fabrizio Iacuzzi (www.accademiadelceppo.it), con l'Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, il Patrocinio della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Pistoia e della Fondazione Caript e Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia oltre a numerose altre realtà e associazioni, è giunto alla sua 55.ma edizione, in concomitanza con le celebrazioni del Centocinquantenario della nascita della Repubblica Italiana. L'edizione di quest'anno ha un programma particolarmente nutrito (v. qui), incentrato sulla "riflessione sul nostro tempo e sui paradigmi della contemporaneità" attraverso "il rapporto fra l'unità della lingua italiana e l'unità culturale del Mediterraneo, minacciata da dittature e fondamentalismi". Due dei protagonisti principali sono infatti Mohammed Bennis, uno dei maggiori poeti del mondo arabo, vincitore del Premio Internazionale, e Folco Quilici, vincitore del Premio Ceppo Cultura del Verde (offerto dall'Azienda Agricola Piante Mati). Gli altri protagonisti, non meno prestigiosi, sono Lucia Tumiati, nota scrittrice fiorentina, nonché, vincitori del premio Selezione Ceppo Poesia e in lizza per il Premio Ceppo 2011, Mariangela Gualtieri, Guido Mazzoni e Fabio Pusterla. I materiali del 55° Ceppo, legati alla manifestazione "Il Tempo del Ceppo", saranno disponibili sul sito www.iltempodelceppo.it: questo di oggi è il primo di una serie di post dedicati ai materiali riguardanti la poesia prodotti da questa edizione del Premio Ceppo Pistoia, fornitimi in anteprima e in esclusiva web dal poeta e critico Paolo Fabrizio Iacuzzi, che ringrazio sentitamente. Cominciamo proprio dal vincitore del "Premio Ceppo Internazionale Piero Bigongiari", il marocchino Mohammed Bennis, poeta che "esprime, nella sua opera in versi e in prosa, l'istanza profonda del dialogo fra l'io e l'altro e l'appello ineludibile ad ospitare l'Altro nella definizione dell'identità, molteplice e corale, di un nuovo uomo contemporaneo, euro-mediterraneo, di contro a ogni falso umanesimo globale. ... Seguace del Sufismo, la sua poesia è una danza dove il vuoto genera le forme e le riprende in sé, incessantemente. Un movimento a partire dall’infanzia e dalla morte, unite insieme a disegnare lo stesso destino del tragico.... fra visibile e invisibile, profezia e rivelazione, silenzio e trance mistica" (dalla motivazione di P.F.Iacuzzi)
Continua a leggere "Mohammed Bennis, poeta mediterraneo, vince il Premio Internazionale Ceppo di Pistoia"
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