Mercoledì, 8 ottobre 2008
scém|pio s.m. LE
1a uccisione violenta di persone, spec. in gran numero, massacro: lo strazio e ’l grande s., | che fece l’Arbia colorata in rosso (Dante)
1b l’uccidere brutalmente qcn., l’infierire sul corpo di qcn. in modo spietato: mostrava la ruina e ’l crudo s. (Dante)
1c fig., afflizione, tormento: ben che ’l mio duro s. | sia scritto altrove (Petrarca)
2a CO deturpazione di un ambiente naturale o urbano
2b CO grave danneggiamento di oggetti, suppellettili e sim.
3 CO fig., il sottoporre un’opera altrui, spec. letteraria o musicale, a tagli drastici o a modifiche tali da stravolgere l’ispirazione dell’autore
(http://www.demauroparavia.it/).
Spesso l'indignazione è fonte primaria della cosidetta poesia civile. Ne costituisce il valore aggiunto e talvolta il limite. L'urgenza del dire a volte confligge con la resa poetica e il dettato si avvicina a una modalità fàtica, prosastica, tendendo al genere letterario dell'invettiva, a volte invece trova strade in cui il linguaggio connotativo poetico si esplica pienamente. In ogni caso ha il grande merito di gettare uno sguardo coraggioso sul mondo, uno sguardo di resistenza e reazione. Pubblico qui un poemetto/pamphlet di Lorenzo Pompeo, già presente su Imperfetta Ellisse, non solo come poeta ma anche come traduttore di poeti dell'Est, il quale afferma: "Fino ad oggi mi sembrava che in questi tempi così funesti non fosse possibile scrivere, perché la realtà attuale è troppo triste e il suo riflesso non potrebbe che essere anch'esso triste. E poi è difficile scrivere sotto la pressione dell'indignazione, che in questo momento ruba le parole e invade l'immaginazione. Ti mando questo poemetto, "lo scempio", che ho scritto di getto. Mi sembra che sia l'unica cosa che posso scrivere in un momento come questo".
Continua a leggere "Lo scempio"
Sabato, 6 ottobre 2007
Nota su Adam Zagajewski a cura di Lorenzo Pompeo Nato a Leopoli nel 1945, laureato alla facoltà di psicologia e di filosofia dell'università Jagellonica, Adam Zagajewski ha debuttato su "Zycie literackie" nel 1968 e fu uno dei protagonisti del gruppo poetico di Cracovia "Teraz". appartiene alla generazione del '68, chiamata della "Nowa fala". Il manifesto di questa generazione è rappresentato da una serie di articoli apparsi tra il '71 ed il '74 ad opera dello stesso Zagajewski e di un altro poeta, Julian Kornhauser, raccolti in volume con il titolo Il mondo non rappresentato.
La poesia di Zagajewski, pur privilegiando inizialmente la dimensione dell'impegno, presenta una cifra stilistica caratteristica e personalissima.
Il linguaggio della sua poesia è semplice e non offre grandi difficoltà al traduttore, il suo registro è spesso colloquiale; tuttavia la sua poesia è illuminata da un lirismo che, nella semplicità dei mezzi espressivi, rivela in alcuni passaggi una spontanea felicità espressiva.
Le sue poesie sono ancorate alla realtà; realtà storica e realtà personale, pubblico e privato sono due facce della stessa medaglia. Anche per questo la dimensione dell'impegno si esprime attraverso una sofferta e lucida testimonianza del presente. Citerei a proposito la poesia "autore dell'unica vita", in cui il poeta scrive: "Autore dell'unica vita ancora possibile/ benchè ogni giorno sia impossibile se/ lo si prende a sé autore di domande e curriculum/ che sono incessante autobiografico scavo/ autore di questa vita che ieri muore e domani/ senza un motivo rinasce in mezzo a bollette/ della luce e del gas che riflettono la sua/ crescente inquietudine tra una visita dal dentista/ e un'attesa dell'esito dei raggi/ di fronte a ricevute postali e saluti da Roma/ che non significano nulla impigliato nella radice delle cose/ esperto allevatore di oggetti tra/ faticosi e umilianti tentativi per avere l'alloggio/ tra parole affittate e passi falsi/ esisti immerso nel liquido fisiologico del mondo." (trad. di G. Origlia in "Nowa fala". Nuovi poeti polacchi. Milano,1981).
Se la sua poesia nelle sue prime raccolte poteva qualche volta venire accusata di essere una "poesia programmatica", dove cioè l'assunto teorico assumeva un peso eccessivo, con il passare degli anni il poeta ha saputo superare questo limite travando una sintesi felice tra il rigore intellettuale e lo spontaneo lirismo.
BIBLIOGRAFIA
- Komunikat, Cracovia, 1972
- Swiat nie przedstawiony, Cracovia, 1974 (saggio scritto in collaborazione con J. Kornhauser) - Sklepy mi´sne, Cracovia, 1975
- Cieplo, zymno, (romanzo) Cracovia, 1975
- Drugi oddech, (raccolta di saggi e recensioni) 1978 - List, PoznaŸ, 1979 - Jechac do Lwowa, Londra, 1985
- Plotno, Parigi, 1990 A. Z. collabora inoltre con la rivista Zeszyty literacki di Parigi su cui appaiono spesso sue poesie.
Sue poesie in Italia sono apparse su:
- Poesia polacca contemporanea, a cura di Irena Conti, 1977, Ed. Riuniti, Roma.
- "Nowa fala" Nuovi poeti polacchi, a cura di Giorgio Origlia, 1981,Guanda, Milano.
- Adam Zagajewski. "Il mondo non rappresentato "della "Nowa fala" , su: "Il Majakovskij", a cura di L. Pompeo, pp 12-14, n. 15,1994
Gli altri poeti dell'Est sono reperibili cliccando sul tag "poeti dell'est"
I TESTI
Lunedì, 1 ottobre 2007
Torno a pubblicare un poemetto dell’amico Lorenzo Pompeo, già presente qui, ma presente anche in maniera importante come traduttore e curatore di poeti dell’Est europeo (v. post del 16/07/07, del 19/05/07 e del 16/03/06). La poesia di Lorenzo, come forse ho già avuto modo di dire, è imperniata sulla constatazione di una specie di imperscrutabilità, se non a sprazzi, dell’esistenza e degli eventi che questa esistenza connotano. E’ in questi squarci, che antinomicamente possono essere squarci di buio, che si srotolano, come appunto un film muto, le scene della nostra vita. E come in un film muto la vita ha bisogno di didascalie, sottotitoli che siano appigli di significato. Da cui poi magari risulta inutile trarre una morale o che si rivelano pugni di mosche o in cui la trama divorzia dall’ordito. E tuttavia a chi scrive, all’artista, resta la possibilità di rimodellare la realtà, “di riempire con la fantasia / gli spazi sottratti dal tempo”, come in un bel palazzo caduto in rovina.
Continua a leggere "Lorenzo Pompeo - Didascalie per un film muto"
Lunedì, 16 luglio 2007
Ancora un poeta dell'Est, sempre per la cura dell'amico Lorenzo Pompeo, ripreso dalle vecchie pagine del defunto sito "I Fogli nel cassetto", su cui facevo l'editor del settore poesia. Gli altri poeti fin qui pubblicati sono reperibili qui e qui
NOTA SULL'AUTORE di Lorenzo Pompeo
Miron Bialoszewski, nato a Varsavia nel 1922 e morto nel 1983, poeta, drammaturgo e autore di prose, era un emarginato eccentrico che visse nella più completa povertà. Inizialmente mise in scena i suoi drammi assurdi in un appartamento privato insieme ad alcuni amici e nel '56 fu in grado di pubblicare la prima raccolta delle sue poesie, "Obroty rzeczy" ("Attitudini delle cose"), che provocò reazioni contrastanti. Solo dopo il '56 , grazie ai cambiamenti politici avvenuti in Polonia e in tutta l'Europa orientale, nella poesia polacca si poté affermare un indirizzo sperimentale. Come reazione alla retorica del realismo socialista, la poesia abbandonò ogni intento didattico. Al contrario, sotto l'influsso dell'esistenzialismo, i poeti e gli scrittori spesso si servirono in questo periodo di metafore grottesche e del nonsenso.
La poesia di Miron Bialoszewski è una specie di canto sugli oggetti, su qualunque cosa ci circondi nella realtà, purché sia concreta e si possa toccare con le mani, quasi l'autore voglia così beffare l'insidiosa astrattezza del "realismo" ufficiale.
Continua a leggere "Poeti dall'Est 3 - Miron Bialoszewski"
Sabato, 19 maggio 2007
Dopo Jaroslav Mikolajewski, a cura di Lorenzo Pompeo, (v. qui) pubblico una selezioni di testi di K. Karasek, noto poeta polacco, tradotto anch'esso dall'amico Lorenzo, slavista collaboratore tra l'altro della bella e-zine eSamizdat nonchè poeta.
IL POETA SIEDE SULLA NUVOLA
A cura di Lorenzo Pompeo
Krzysztof Karasek nasce a Varsavia nel 19 febbraio del 1937. Ha studiato filosofia all’università di Varsavia e ha debuttato nel 1966 sul mensile “Poezja”; la sua prima raccolta, Godzina jastrzębi (“L’ora dell’astore”) del 1970, è seguita, nel 1972 da Drozd i inne wiersze (“Il tordo e altre poesie”) nel 1972, mentre i due volumetti sono successivamente confluiti nella raccolta Poezje del 1975. Da allora sono apparse varie raccolte e antologie. È stato redattore della rivista “Orientacja” dal 1967 al 1971 e dal 1972 ha diretto il settore della poesia nel periodico “Nowy wyraz” e ha condotto un programma di poesia alla radio. Saggista e traduttore dal tedesco (ha tradotto, tra gli altri, Gotfried Benn)
In Polonia, dove la sua barba bianca è assai nota ben oltre i circoli dei cultori del verso, la sua poesia venne associata, già negli anni ’70 alla generazione della “nowa fala”, ovvero ai poeti che si erano formati a seguito del trauma del ’68 polacco, quando alle manifestazioni studentesche represse brutalmente dalla polizia seguì un’infame campagna antisemita orchestrata dal regime. Manifesto di questa generazione fu il saggio Il mondo non rappresentato firmato nel ’71 dai poeti Zagajewski e Kornhauser. L’intento di questi poeti era quello di “demistificare” e “decostruire” la rappresentazione della realtà offerta dai mezzi di comunicazione di massa controllati dal regime (per inciso, anche i primi documentari di Kieślowski sono l’espressione della medesima esigenza).
Tuttavia in Karasek la dimensione dell’impegno non è mai stata prevalente. Ciò che condivide la sua poesia con quella della generazione della “Nowa fala” è, semmai, una certa inquietudine e un disagio, uniti a una grande diffidenza nei confronti del mondo, minacciato dal non senso, sia nella dimensione pubblica che in quella privata, come appare evidente anche dal titolo della sua raccolta del 1979 Prywatna historia ludzkości (“Storia privata dell’umanità”). Grazie anche a una profonda e ricca vena metafisica, la poesia di Karasek non ha affatto risentito delle trasformazioni politiche e sociali che il suo paese ha attraversato negli ultimi due decenni.
I TESTI
Giovedì, 16 marzo 2006
Dall’amico Lorenzo Pompeo, slavista di cui qualche anno fa avevo già apprezzato belle traduzioni di Bialoszewski e Zagajewski, ricevo alcuni testi del poeta polacco Jaroslav Mikolajewski, poco noto al pubblico italiano. Per chi fosse interessato alla letteratura dell’Est europeo segnalo l’ottima rivista on line eSamizdat, di cui Lorenzo è stretto collaboratore.
Nato a Varsavia nel 1960 (dove abita attualmente) Jarosław Mikołajewski debutta nel 1991 con la raccolta A świadkiem śnieg (“E come testimone la neve”). Alla sua produzione poetica, che conta fino ad oggi sette raccolte e un’antologia, ha affiancato un’intensa attività di traduttore dall’italiano, traducendo tra gli altri Dante, Petrarca, Michelangelo, Leopardi, Montale, Luzi, Penna, Pavese e Pasolini e Camilleri. Collabora inoltre da diversi anni con la “Gazeta wyborcza”, il maggiore quotidiano polacco. L’anno scorso è apparsa in Italia la traduzione del suo Un tè per un cammello, un thriller ironico abbondantemente farcito di citazioni letterarie. Alcune sue poesie, tradotte in diverse lingue, in Italia sono state pubblicate su riviste e presentate in letture pubbliche.
Affascinato dalla “poetica dell’istante”, che non a caso ci ricorda poeti come Saba e Penna, la sua poesia si esprime spesso attraverso oggetti di uso comune (vedi ad esempio il materassino dell’omonima poesia), è il cantore degli affetti familiari e di una natura mite e docile (come gli scoiattoli che ricorrono spesso nelle sue poesie) percorsa tuttavia da una leggera nota malinconica, giacché anche in questo orizzonte sereno il tempo passa e fatalmente si avvicina il termine ultimo di tutto, degli oggetti e degli affetti. Quella di Mikołajewski è una poesia intima, discreta, che predilige le tinte pastello.
I Testi
Martedì, 15 novembre 2005
Pubblico volentieri due altre poesie di Lorenzo Pompeo...
Continua a leggere "Lorenzo Pompeo - Altre poesie"
Mercoledì, 2 novembre 2005
Lorenzo Pompeo (Roma 1968) si è laureato all'università di Roma La Sapienza con una tesi di comparatistica russo polacca (La ricezione dell'opera di Dostoevskij in Polonia dal 1882 al 1914), sta terminando un dottorato in Slavistica presso la suddetta università e ha all'attivo una trentina di pubblicazioni, tra le quali un dizionario italiano-ucraino, una raccolta di favole ucraine, oltre a numerosi studi sul vari aspetti di alcune culture slave dal XVI secolo ai giorni nostri (in particolare ha rivolto la sua attenzione alle culture russa, polacca e ucraina). Per la casa editrice Besa di Lecce ha tradotto (2003) Moskovjada, di Jurij Andrukhovyc, in assoluto il primo romanzo di uno scrittore contemporaneo ucraino stampato in Italia.
Ma Lorenzo è anche poeta in proprio e traduttore di importanti poeti dell'Est come Adam Zagajewski e Miron Bialoszewski, alcuni testi dei quali, da lui tradotti, ebbi la fortuna di pubblicare, insieme a sue poesie, nel defunto sito "I Fogli nel cassetto". Spero, tra l'altro, di poter riproporre, visto l'interesse, quelle traduzioni. Di Pompeo risalta, nei suoi versi, la nota riflessiva sul senso delle cose e della vita, la malinconia da cui spunta a volte un accento ironico, come di chi ha imparato, con l'esperienza, a proiettare lo sguardo oltre i confini, non solo linguistici, del mondo.
Continua a leggere "Lorenzo Pompeo"
|