Eccolo che riappare. Proprio quando pensavi di essere riuscito a liberarti di lui, di quella sensazione che hai ogni volta che scrivi un verso e ti ritrovi a pensare a qualcosa che forse ha gia' scritto lui; proprio quando i suoi libri, le belle edizioni dello Specchio, cominciavano a ingiallire dignitosamente sui tuoi scaffali, e la storia editoriale si era fermata, anno piu' anno meno, diciamo al 1984, anno dei suoi monumentali "Meridiani"; e proprio quando gli strati geologici della produzione poetica del Novecento lo avevano incastonato in una sua classicita' da guardare con minor affanno. Sto parlando di Montale e del suo ultimo libro postumo, "La casa di Olgiate", che come un revenant spunta dalle ombre degli archivi. E riecco, insieme al ripetersi del suo ultimo versificare, anche un pizzico del suo stile inconfondibile, che ha pesato come un macigno su tutti quelli che hanno tentato di fare poesia dopo di lui. Incidentalmente, questo fantasma e' la dimostrazione di quello che andavo dicendo nel mio post sulle varianti e sui manoscritti, anche qui stilati su quaderni che continuano a parlarci nel tempo come messaggi in bottiglia.