Un'altra delle mie riletture estive, un pò a "saltafosso" per la verità. Dopo Vitiello, Cattafi e Porta ora Scalise.
l'acqua sigla quei palazzi
dove si affacciano uomini
fotografati in pose diverse:
la lezione di quegli anni è meglio
dimenticarla, ha il grigio sapore
del vissuto, la polvere vola
fra gli alberi di un giardino straniero:
le idee le ricavi dai libri,
cominciando da capo,
e in una definizione senza prospettive
quella fatica arde nel cielo:
come un quadro la realtà si rovescia,
non indica una linea precisa:
l'uomo va verso una nuova miseria
percorre il cammino di tutti gli errori,
prima di sapersi servire
di una tradizione sbagliata.
*
lo spazio è ricavato dagli alberi:
gli altri sono dei cerchi: guarda il vuoto:
all'altezza degli occhi le immagini
entrano nel gioco quotidiano;
vi sono giorni contratti come numeri,
il vento ricuce le acque;
esser liberi senza ragionamento, esprimere
desideri, alzarsi ogni giorno
in quel punto esistenziale che ogni notte
scende oltre il confine: al mattino scioglie parole,
passeri sulle bucce d'arancia,
gli alberi sono più dritti, le macchine passano
fra le foglie, la casa si riflette nel vetro:
lo spazio del tavolo è come un'autostrada,
il seme dell'adolescenza non ripete quei gesti:
se la maturità è linguaggio
c'è una materia opaca che deride i visi tesi, gli entusiasmi