a questo link troverai la versione definitiva dell’e-book “Calpestare l’oblio”, cento poeti italiani contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società dello spettacolo italiana. Hanno collaborato alla realizzazione di questo piccolo gioiellino dell’autoeditoria elettronica alcuni dei più importanti esponenti della poesia italiana contemporanea, mentre gli artisti Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella ne hanno curato la grafica e le illustrazioni.
“Calpestare l’oblio” è stata una grande operazione che dalla piattaforma del web si è tradotta in acceso dibattito sulle principali testate giornalistiche italiane (L’Unità, Left, MicroMega, Gli altri, Il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il manifesto) ed in un’assemblea nazionale dei poeti, che si è tenuta l’8 gennaio del 2010 al BebadoSamba di Roma. Proprio in questi giorni numerose iniziative analoghe sorgono spontaneamente in diverse città e regioni d’Italia.
È giusto e necessario che questa battaglia politica e poetica si irradi e traduca spontaneamente in tutte le sue forme possibili, per calpestare ogni oblio, nazionale e locale, e per combattere ogni rimozione culturale e riduzione intellettuale operate dall’ideologia del trentennio del berlusconismo televisivo sul corpo indifeso della nostra comunità.
Questo e-book, che è dunque la conclusione di un’operazione più amplia di partecipazione democratica e poetica, sia dunque un tuo possibile punto di partenza. Aiutaci a diffonderlo, nei tuoi spazi su rivista, portale, sito o blog. Inoltralo ai tuoi contatti e-mail. Organizza spontaneamente nella tua città un dibattito di poesia, arte e cultura sui temi che questa iniziativa corale ha sollevato e continuerà a sollevare.
Buona lettura.
Quindi l'operazione in cui Davide Nota e compagni hanno profuso un sacco di energie si è concretizzata in questo e-book. L'ho letto e mi sembra che questo tangibile non sia l'unico risultato conseguito. Ce n'è almeno uno di catalizzatore importante di una voglia di espressione corale che evidentemente esisteva, un segno che aveva dato anche, su un altro versante, quello ambientale, l'antologia di Cerquiglini e Ariano "Vicino alle nubi sulla montagna crollata" (ma bisognerebbe almeno ricordare anche la "Poesia del dissenso" di E. Passannanti). Quindi gli elementi di ritorno della diaspora poetica, su questi o su altri "territori" (come ama dire Nota), ci sarebbero. Non che questo voglia essere l'auspicio di una nuova alluvione di antologie, ci mancherebbe. Ma almeno l'inizio di una nuova "comunità" di persone capaci di dialogare, che fanno poesia senza stare lì a misurarselo. C'è anche il risultato di aver sondato la possibilità di una poesia "coinvolta". E non tanto di una poesia "civile", concetto su cui esistono molte perplessità (io, lo ammetto, sono uno dei perplessi), anche perchè non senpre ha dato esiti artisticamente decenti in Italia. E poi, esiste una poesia "incivile"? Piuttosto di farlo sfuggendo allo slogan e alla retorica, cioè artisticamente. Cosa, che devo dire, penso riesca meglio ai più giovani, meno legati a un idioletto politico storicamente definito. E questo ci porta infine a dire che questo libro è anche un bel libro, anche da vedere, anche pensoso, anche divertente, anche anarchico, anche contestabile se volete. Per cui scaricatelo, leggetelo che poi magari ne riparliamo se vi va. (g.c.)
Torniamo alla poesia…Tre testi inediti che Davide Nota ha posto in calce alla sua antologia poetica “Dentro l’assedio”, scaricabile gratuitamente dal suo sito, tre testi che vanno letti comunque alla luce del lavoro pregresso del poeta. Che Davide, pur giovanissimo, abbia sentito la necessità di auto antologizzarsi, è un fatto che fa riflettere, quanto meno sull’inquietudine o irrequietezza con cui lui stesso guarda al suo lavoro e/o sulla perenne necessità di “svolta” che come poeta costantemente si porta dietro, insieme a una sorta di descente en abime ugualmente ricercata. E’ una delle ragioni per le quali ritengo che Nota, al di là di altre considerazioni più specifiche o critiche, sia una voce poetica da non perdere di vista…
La Gru, mi dice l'amico Davide Nota, rinasce. Ne sono felice, meglio una rivista in più che una in meno, in questa palude che lui stesso e i suoi compagni denunciano. Una rivista con un programma impegnativo e con riferimenti culturali da far tremare i polsi, da Gramsci a Pasolini, da La Voce a Officina. Non so se La Gru corrisponda a quella linea locale, marchigiana o meno, di cui abbiamo già parlato con Davide su questo blog, ma spero vivamente (e ho ragione di credere) che corrisponda ad una linea editoriale. L'elenco dei redattori e dei collaboratori mi sembra offra ampie garanzie. La seguiremo con attenzione.
Ne approfitto per qualche piccola considerazione su nascita morte e risurrezione al tempo della rete.
Che ci sia un'araba fenice (che invece è una gru) risorgente dalla proprie ceneri è un fatto positivo, tanto più che le ceneri, da quel che è dato capire, erano più di tipo per così dire ambientale che ideologico e programmatico e culturale (e basta leggere sia la raccolta dei numeri usciti fino alla sospensione, sia l'antologia "Scorie contemporanee" per farsene una consistente idea)
La rete (è di questa che si parla) è un ambiente mutevole. Me ne accorgo quando faccio una revisione dei miei link. Ci sono anche sparizioni, più o meno dichiarate. Ciminiera, ad esempio, di Davoli, Del Sarto e altri, che pure aveva una sua poetica (trovo ancora interessante e niente affatto superato, ad esempio, un articolo/editoriale - se volete lo trovate qui - in cui si sosteneva la ricerca di un io non passivamente lirico, che parte dal vissuto e dall'esperienza per rivelare un senso del mondo più universale e quindi di tutti). Oppure Scritti inediti, sito davvero ben fatto, che dopo sei anni di attività, si è congedato con un malinconico "arrivederci ragazzi", e non sappiamo se questo arrivederci è l'annuncio di una nuova fenice. O anche Pseudolo, attento a linguaggi anche non verbali o di confine (l'ultimo "numero" era dedicato all'osceno), che dopo due anni di inattività non esiste più nemmeno come pagina fantasma. Oppure ancora L'Attenzione, iniziativa con una proposta forte e ideologicamente connotata nata intorno a un nucleo di poeti e intellettuali di rilievo, che ritiene di doversi dare, come nelle relazioni amorose, una pausa di riflessione a tempo, per ora, indeterminato. Ci sono poi blog che chiudono i battenti o chiudono i commenti, con scelte che vanno da "io non ritengo di dovermi più esprimere in questa forma" a "io mi esprimo, dico la mia, e non mi interessa il dibattito o la vostra opinione", con tutte le sfumature intermedie. Il che potrebbe testimoniare a favore della non necessità della critica, ma anche di un ripiegamento verso aree sempre più private del fare cultura, oppure ancora del bisogno di una "sospensione del flusso. o di (altre, e intermittenti) scritture, laterali rispetto al flusso" (M.Giovenale, v. qui)
Davide Nota mi invia da pubblicare (e lo faccio volentieri) alcune sue considerazioni su Saba - in risposta al questionario che Luigi Nacci ha sottoposto in proposito ad alcuni poeti -, con l'intento (sono parole di Davide) di "farlo uscire, perchè altrimenti rimarrebbe nell'oblio e invece credo che ci sia qualche spunto di dibattito interessante". Quanto all'oblio volevo dire a Davide, ma non l'ho fatto, che si tratta di una pia illusione e perciò stesso eroica, per la natura stessa del mezzo, labile e sfuggente. Il lavoro del blogger assomiglia un pò troppo a quello di Sisifo (ma anche quello del poeta, in un certo senso). Elementi di interesse, invece, ce ne sono a iosa, da affrontare però superando certe vischiosità storicistiche della critica accademica per andare a vedere invece, di Saba e di altri "maestri", come ancora vivano nell'esperienza poetica attualissima, dei giovani e meno giovani. E' il discorso, fatto altre volte, su tradizione/innovazione. Spero che Nacci lavori in questo senso.
Ricevo dall'amico Davide Nota (e pubblico volentieri) un suo scritto relativo alla questione delle cosidette "linee regionali" della poesia italiana, nella fattispecie quella marchigiana, di cui Davide nega, mi sembra argomentatamente, l'esistenza. Come ho avuto modo di dire privatamente all'autore, credo però (e spero) che il discorso possa essere una base di partenza per una discussione non limitata al solo ambito locale (e geografico), ma allargata anche ad una sovraterritorialità stilistica e tematica.Per chi interessasse, dico che il post a cui Davide fa riferimento nel suo articolo è reperibile, con i relativi commenti, qui: http://golfedombre.blogspot.com/2007/04/la-linea-del-sillaro.html