Coraggio nel fondere simbolo e suono trovando un linguaggio non già codificato ma personale nella sua espressione più piena. La formula sperimentata da Silvia Comoglio non ha equivalenti culturali di riferimento: l'autrice dà vita a trame leggere con grande, squisitagrazia immaginativa offre al lettore la sensazione di potersi avvicinare, per semplice abbandono sensoriale, all'infinito. Quella che si sprigiona da Ervinca è una poesia che si pone come momento di rottura sia nei confronti del linguaggio riconosciuto come codice culturale condiviso, sia nei confronti della tradizione poetica a matrice classica. Le poesie di questa raccolta sembrano, per l'uso che si fa di simboli e spazi, calligrammi estesi a rappresentare l'infinito e non più solo il figurato e, anche nello sguardo primo che precede la lettura, hanno il merito di suscitare nel lettore un' eco sensoriale.Ma, cito dalla nota di lettura, “Ervinca non si risolve solo in questo. E' un mondo in cui chi vuole può addentrarsi, provare a scoprirlo e decidere cosa sia. Tenendo però sempre presente che in Ervinca hanno un ruolo importante il suono e la ricerca fonetica, perché il suono è il tempo che continua, la vita che non si arresta”. (Maeba Sciutti)
Dalla sezione Del sogno
: → sono - solo boschi
di sogni - sottopugni: sono notti
di vento - di cristallo, di -
pépe che mi giuri
di vénto – di cristallo...
I sogni, Iervinca, sono quattro
sull' álberodei forti: quattro dove vedi
tutti i tuoi bugiardi: l'ora - e il sonno e -
dove ti ho visto ed ho parlato,
dove - ti ho visto
secondo chi ti ho fatto, < secondo
cos'ho visto, e dove - ti ho parlato...
... mi baciava - di nótte - buio e testa -
sulla barba - già cattiva: sull' ómbra - a mala bestia - di
chi sogna - e mi tradisce: → < Re che passa
se muori - benedetta...
... dópo - dopo i tétti! viéni ancora a sogno, a -
vedérmi - dove sono → dove allungo
la tréccia - di topino! e -
ti álzo come fossi
solo bacio - della carta,
< solo órso - già piccino...
Dalla sezione Sequenza
1.
Venivi sempre con l'orso dentro al viale,
lasciando di rintocco l'acqua del padrone.
- C'era il mare. E i pini sulle stuoie. E -
sentivo che dicevi “Vedi di baciarmi - piano - sopra i piedi.” - Io - ti amavo.
Ma c'era l'acqua e il tuo padrone. E l'orso che sapevo
amarti dentro il cielo, amarti
dentro il cielo...
...
2.
...mon amour – Di luna tana!, di -
ócchi e – baci santi, di -
bístro che vi porta
fin oltre – le radici: mon amour — che-mi-rivieni
tra le notti - e le radici...
...
3.
→ : questa stanza
è afosa –sotto vino.
A sera ha il suo potere di pécore che sanno
chi guarda – d'argentiere – il re forte sopra al vino.
– Il - re-forte-che-si-tocca nel -
sólco – a basso buio – di ómbra benedetta,di -
ómbra che si guarda a – talea benedetta.
4.
...io- non ti aspetto
mai alzata. Metto i funghi sopra al fuoco e -
incido
un nano sulla bocca del dono lì vicino: la canaglia
sa báttere il mio riso. Mi curva di servizio. Mi giura per intero
che mi sveglia – nella bocca. E io rimbombo
[e non ho tempo. E -
chiudo – solo il vetro -
nell'orecchio, dietro il vento,
= nell'orecchio, dietro il vento
Dalla sezione L'albero del tempo
1.
: → a- fiuto d' ócchi
restate – dove siete →dove
- il vostro sonno – è sémpre
solo ad ómbra: a – nótte
che si sposa
déntro – tutto il bosco -
lύngo – di biscotti...
...
2.
... sono tutti – come ho detto -
óltre questo vento – lungo – di biscotti:
tύtti dove sempre – al suono della tromba -
rómpono le fila e -
guardano chi viene – dal vento – dei biscotti...
...
3.
: → Maestà, so di soffi
- enfant prodige,
di viole [e rose scure] dove créscono i capelli,
dove – tutto- mi passa dentro, tra -
le vÍrgole e le notti → <pieno – sempre sempre -
di órso di frantumi, di- brodo – di biscotti...
...
4.
“ Per il bosco non ho vento
di álberi di ali,
→ [ per il bosco dove sento
solo l'álbero di vento [ ]
[ ]
Dalla sezione Sichem
1.
Hai dato fiato al brónzo – del vitello, massaggiando
[ - la sua ombra – dentro al fumo, batténdo
un solo auspicio dibrónzo di vitello → un buio
[ - a re di monte -
che guarda – troppo fisso: che guarda – sulla roccia -
il sónno – Tutto tondo! Dell'ál-bero di pioggia, dé-
ll'ál-beroche suona débole di vento, débole di resti -chiusi-
[dentro al vento [ ]
[ ]
2.
: → (Maestà), vendétemi di buio
la pioggia – di vitelli,
l' ácqua che sussurra dove muove – la mia folla,
→ <dove resta – ancora verticale -
la nótte di candela, álta
sopra al sonno→ [ sopra al buio
di brónzo – di vitelli...
...
3.
: → fece – per amore – cose uguali, poi
scese a Sichem perché fosse – ogni cosa – di amore eguale [ ]
[ ]
Silvia Comoglio (Chivasso, 1969) vive a Verrua Savoia (TO) e lavora a Torino. Laureata in filosofia, si dedica alla pittura e allo studio e all'approfondimento della lingua e della cultura russa. Finalista per la sezione “Una poesia inedita" alla XXI e XXII edizione del Premio Lorenzo Montano e seconda classificata alla IV edizione del Concorso nazionale di poesia Emilio Gay patrocinato dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino, ha pubblicato nel 2005 la raccolta "Ervinca" (LietoColle Editore), menzione d'onore alla XX edizione del Premio Lorenzo Montano. Sue poesie sono apparse nell'antologia "II segreto delle fragole. Poetico diario 2004” (LietoColle Editore, 2003), sul giornale on-line Tellusfolio e nell'annuario Tellus 29 "Febbre d'amore " (Editrice LaboS, 2008). Di recente uscita "Canti onirici" (Editrice L'Arcolaio, 2009).
(L'uso da parte dell'Autrice di caratteri particolari ha richiesto un lavoro impegnativo di impaginazione sia a Maeba Sciutti che a me. Ci scusiamo per eventuali refusi. (g.c.) )
Nota: per chi avesse qualche curiosità circa il termine "Sichem" si consiglia di vedere qui. Segnalo anche per completezza la breve ma interessante nota di Stefano Guglielmin su Blanc de ta nuque (g.c.)