La poesia genera vita?
Le credenze intuitive sono dure a morire, come quelle che si riferiscono al
movimento, e molto spesso vengono applicate alla poesia. Quando ciò accade
si perde la direzione rispetto alle credenze originarie e all’impegno verso
l’esistenza. L’artista applica, così, il coraggio della declinazione
poetica svelando la giusta direzione, ma se chiedessimo a tutti coloro che
scrivono poesie quanti libri hanno letto riceveremmo risposte che
rientrerebbero in poche ed esclusive categorie. In tutti, comunque,
riscontreremmo imbarazzo come fruitori del lavoro altrui. Subentrano
dilemmi complicati in relazione al proprio stato emotivo e al linguaggio
che da denotativo si modula in connotativo quando la creatività esiste e
persiste. Spesso, però, lo stesso scrittore di versi, è portato ad
analizzare la propria scrittura come carica di alta espressività senza
misurarsi con la critica e senza affrontare alcuni equivoci di fondo.
Infatti, l’arcana e sterile diatriba sul talento innato e acquisito avanza
inesorabile alterando la comunicazione, quindi il confronto. Il tentativo
di fornire modelli interpretativi validi per la valutazione si articola
sempre di più a carico di poche voci che a volte sono sottomesse a
condizioni lavorative e di mercato. La selezione/valutazione viene a
identificarsi con il luogo comune diventando credenza. Come riuscire a
essere fedeli a un libro? Come costruirlo e poi, come leggerlo? A volte
sembra non ci sia scampo: molti lavori risultano inutili e sovrabbondanti
per la letteratura che si stacca sempre più dal nome per diventare
universalità, arte. Altri libri sono piccole gemme che fanno fatica a
sopravvivere alla convenzione, al potere poetico. (Rita Pacilio)
Laura Maria Gabrielleschi nella sua raccolta Di padre in padre edito La Vita Felice
, 2016 si
mette in rapporto diretto con gli affetti accostandosi con delicatezza e,
in maniera straordinaria, alla realtà senza mai esserne sopraffatta o
manipolata. Nelle due sezioni – Di padre in padre e Al canto del gallo - viene narrato il rapporto
genitoriale con l’animo di figlia per entrare nell’assenza temporale e
materica da conoscitrice esemplare del dolore. Il tempo e la manifestazione
emotiva sovrastano i versi in cui la direzione poetica denuda bellezza e
ispirazione.
*
Tu dimenticato nelle mattine
soleggiate, di baci infantili,
di viaggi senza sosta
tu sempre assente nei risvegli
io tra braccia sconosciute
e la fatica di essere un volto
di anno in anno
di padre in padre.
*
Se vorrai tornare
ancora ti aspetto
vicina a quel muretto
basso che nessuno ha mosso
ci sono più piante nell’orto
e una mimosa gigante
è cresciuta senza che tu la vedessi.
Non è uguale la casa
e nemmeno il mio viso
il cuore piccolo
come allora.
*
Ho conosciuto uomini
chiamarli amore mi conforta
tutti sembrano felici qui.
Non ero una brava bambina?
Sono fedele a poche cose
vorrei essere fedele a me stessa
fare il giro del mondo
questo avrei voluto fare da bambina
oggi riesco a fare solo passeggiate
innocenti, senza pensare.
Non ero bellissima?
Da vent’anni non taglio i capelli
dormo male
il telefono ha smesso di squillare
in sogno tutti i volti
si assomigliano.
Perché te ne sei andato?
Laura Maria Gabrielleschi
è nata a Lucca. In poesia ha pubblicato i seguenti libri: Le case degli anni con prefazione di Dario Bellezza (Del Giano,
1994); Amore allo specchio (LietoColle, 1997);
Dialogo con la madre
con prefazione di Franco Loi (Bastogi, 1998); Inizio senza nome
(Nicolodi, 2001); Compagno d’occasione (Polistampa, 2007). Nel
1997 ha vinto il premio Montale per gli inediti pubblicati in 7 Poeti del premio Montale (Scheiwiller). È presente in diverse
antologie.
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Il peso della neve
– La Vita Felice, 2016 – di Rosa Riggio custodisce il coraggio
dell’amore
che riconosce la vita. Si tratta di un argomento naturale, ma che è aperto
a innumerevoli esiti. Anche la perdita del padre e la seguente mancanza
assumono un carattere decisamente celebrativo, per niente greve. Padre, Parigi sono le due sezioni sospese tra figure sparenti e
memoria, perché niente può essere negato all’esistenza, niente può essere
pesante quando i paesaggi e i ricordi sono leggeri come la neve.
*
Mia madre guarda fuori
dietro di lei le voci si fanno lievi
poche righe, sì, è tutto così chiaro.
Lasciatemi qui, non è ancora notte
ma sta accadendo
adesso.
*
È solo una neve più bianca
quella che mi tiene
mentre guardo
la tua corsa, da fermo,
mentre non so quale immagine
e come si capovolge il tempo
e se il buio si manifesta
o dove
o cosa
e se.
*
E mi dicevi delle pietre
delle fabbriche
del fumo della tua giovinezza.
La scoperta di un ingranaggio
segreto, girare i bulloni
senza pensare.
La fatica era un assaggio
Di vita, un desiderio infinito
Ghermito di corsa
Nella vite che facevi girare
Le spalle rivolte al mare.
Era Genova
o forse i chilometri
delle spiagge di bruti
spariti da secoli
fedeli
sorretti da da storie di corse
cavalli lanciati
che galoppano ancora.
Era le terra che non puoi lasciare.
L’officina, la sabbia, i mattoni
dove tornare.
Rosa Riggio
nasce a Siderno (RC) e vive da alcuni anni a Viterbo. Insegna Lettere nella
Scuola secondaria superiore. Appassionata di arte, crea collage su tela. Ha
esposto le sue opere presso la Bottega delle Arti a Viterbo. Si occupa di
critica letteraria. è redattrice della rivista on-line «NiedernGasse», per
la quale cura la rubrica di poesia contemporanea. Ha pubblicato:
Un elaborato silenzio
(Il filo 2005, Targa di riconoscimento Premio L’Iride – Città di Cava de’
Tirreni); L’orizzonte alle spalle (FusibiliaLibri 2014). Suoi
testi poetici sono pubblicati in blog letterari e in antologie.
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Non è tempo di pettirossi
di Luisa Puttini Hall (La Vita Felice, 2016) è una rac
colta che consegna al
lettore un unico percorso di oggetti e soggetti in movimento e
continuamente in dialogo per inalterabile necessità. Il mondo ci viene
presentato nel suo simbolismo tormentato e meraviglioso in cui parole
chiave conducono al mistero che avvolge gli animi e l’enigma
dell’esteriorità. Nessun tempo è perduto quando ci si consacra al
sentimento e al senso della fragilità umana.
*
Il sole è luna nel cielo d’inverno
bianco spettro fasciato di nebbie
Le querce nude inquietano
un animo inquieto
Il dolore è compagno di viaggio
fedele
non sopporta tradimenti
neppure tra le pieghe docili
della terra che amo
Nello squarcio arancio del tramonto
io lo costringo
a un armistizio di malinconia
*
Abbiamo perso un giorno
e ancora diamo forma alle nuvole
un cuore una goccia l’America del Sud
o forse la nebulosa del passato
in quel cumulo bianco
sfilacciato dal vento
Percorro i vapori dell’intreccio
e non mi bastano le dita
né gli anni a venire per contare
L’orizzonte
È pieno di cirri
allegre virgole in cielo
Continuiamo a giocare
una foglia un fico un fiore
Luisa Puttini Hall
è nata a Milano, ma vive a Firenze, dove si è svolta la sua attività di
insegnante e ha avuto inizio la sua produzione letteraria. Legata al mondo
britannico per professione e matrimonio, ha sviluppato una grande passione
per il paesaggio del Nord Europa, meta di viaggi e lunghi soggiorni. Sia lo
sfondo naturale sia quello culturale dei Paesi anglosassoni trovano eco
nella sua poesia e nel suo romanzo. Non è tempo di pettirossi è la terza raccolta poetica dopoGiorni d’inedia e d’abbondanza (Masso delle Fate, 2007) e Isole e Terre (Mobydick, 2011) ed è preceduta dal
romanzo, di carattere ecologico fantascientifico, Allergia (Mobydick, 2013): pubblicazioni che hanno ottenuto premi e
riconoscimenti, dal “Marisa Priori” 2008 al “Portone letterario di Pisa”
2011, al “Buonarroti” di Massa 2014. Le sue poesie e i suoi racconti,
vincitori in vari concorsi, sono presenti anche in riviste e antologie. è
socia del Pen Club italiano.
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Poesie di frontiera
di Alexandra Zambà (La Vi
ta Felice, 2016) nascono dal Laboratorio Poesia e Ombre tenuto nel Centro Diurno Boemondo di Roma. Il
progetto viene alla luce grazie all’esigenza di esplorazione dell’animo
umano. La sperimentazione verbale e scritta propone al lettore una grande
lezione di verità umana. I partecipanti al laboratorio di poesia non
pretendono di cambiare il mondo con i loro versi, ma attraverso la forma
metrica, interpretano le aspirazioni umane, i desideri più reconditi, la
gioia o la tristezza di appartenere alla vita nonostante tutto. Un lavoro
non facile che mette a nudo l’amara e desolata esperienza della persona in
dialoghi-monologhi fatti di spazio/tempo interiore e intimistico.
I partecipanti al laboratorio: Alessandra, Anna, Antonio, Calogero,
Emanuela, Francesco, Giacomo, Giuseppe, Giuseppina, Grazia, Marco, Mario,
Massimo, Michele, Mirella, Miriam, Nadia, Paola, Paolo, Raffaele, Rosi,
Sandro, Tania, Virgilio e Alexandra.
*
“Padre nostro che sei nei cieli
dacci oggi il nostro pane quotidiano”
per noi e per tutte le persone che hanno fame.
Quelli pieni di fagotti e niente casa.
Quelli che rovistano la spazzatura.
Quelli che hanno figli e niente soldi in tasca.
Quelli che vengono da lontano e girano senza meta.
Tutti quelli che cercano negli sguardi l’amicizia e il ristoro.
Dacci pane per sfamarci,
quello di ieri sempre buono domani.
*
Che dolore vedere la perdita
di un amico che parte,
sconsolato resta appeso
un rettilineo di vuoto.
Ogni ricordo
un sobbalzo del cuore esangue.
Trovarmi solo con la terra che trema,
in fondo sentire il dissesto, resto muto
con la paura guardar lontano.
Nella speranza di un suo ritorno
si sopporta la lunghezza del vuoto.
*
I tuoi occhi dammi, luccicii
della bufera spade e rasoi
dei fulmini dammi la paura.
Dammi, dammi senza chiedere
dammi quel che non oso
nel balbettio pronunciare.
Il pane si offre non si chiede!
*
Era d’inverno: lui
entrò di spalle
gli fece strada un profumo indefinito
col passo indeciso
aranci e limoni si aprirono
balbettò un mezzo saluto
e guardando in basso
nell’ombra indietreggiò.
Alexandra Zambà
, di origine cipriota, di lingua madre greca, vive e lavora a Roma.
Nata ad Alessandria d’Egitto da madre greca e padre cipriota, ha vissuto e
studiato a Cipro fino al completamento delle medie superiori, ha studiato e
si è laureata all’Università di Roma «La Sapienza». Da allora vive e lavora
in Italia, docente delle medie superiori prima, produttrice cinematografica
e televisiva poi, ideatrice e organizzatrice culturale ha fondato e dirige
a Roma il Festival Internazionale di Teatro Italia – Cipro, OMBRE/ ΣΚΙΕΣ .
Inoltre ha fondato e dirige da anni l’Associazione dei ciprioti in Italia
NIMA, ponte culturale tra Oriente e Occidente.
Autrice e regista teatrale, da molti anni scrive e pubblica poesie in
diverse riviste e antologie.
Questo è il suo primo singolare libro di poesie, scritte in lingua italiana
tra il 2002 e il 2009 e tradotte in lingua greca, grazie alla persuasione
della grande amica Christina Economides, le due lingue/fuochi della sua
ellisse artistica.
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Percorsi di vetro
di Stefania di Lino (de comporre Edizioni,
2012) sono poesie che
custodiscono il segreto della parola. Nella sua forma schietta e
dialogante, la parola assume connotazioni differenti dando prestigio al sentire la vita nella sua interezza: prevaricazione, stupore,
maldicenze, patimenti e amori sono i temi dominanti. Ogni singola poesia si
sottrae al lamento conservando il mutamento dei toni come i soprassalti
degli eventi in silenziosa dignità. La poesia catartica e contemplativa si
fa rifugio perfetto e incantatore per evadere dagli affanni quotidiani,
senza ostinazione, cercando di comprendere il rapporto che intercorre tra
l’individuo e la poesia.
*
cammino di sera
e come un geco
striscio sui muri caldi
intrisi di urina
di un’estate che si ripete
impietosa e uguale.
si leva appena
un accenno di vento
scappato da dove
in fuga per sbaglio
tra l’asfalto e l’angolo acuto
troppo acuto mi fa male
troppo acuto l’angolo
di quel palazzo
insieme è il sentore
di un’altra stagione
annunciata
che pure arriverà
dovrà arrivare
senza rimando
senza rinvio o sbando.
non posso chiedere:
-sospendi un attimo stagione,
che io sono fuori
per ogni dove, aspetta almeno
il mio rientro. –
ma le stagioni, si sa,
non obbediscono mai
*
[arriverà, mi dico]
arriverà, mi dico
la poesia che devo
ancora scrivere
e colpirà
come un morbo
capace di guarire
*
[un legame che vince la distanza]
un legame che vince la distanza,
sovverte ogni punto cardinale;
so di una porta socchiusa che mi attende
in cima, proprio a nord di quelle scale.
sappi che mi presenterò vestita del mio nulla,
sappi che avrò di nuovo al collo quella sciarpa,
che cadrà, io so morbida e arresa,
sulla punta precisa dei tuoi piedi.
E tu indicando quella sedia, dirai:
- Vieni, siedi. -
Stefania Di Lino,
artista visiva e insegnante abilitata per l’insegnamento nei licei, si
occupa di formazione e progetti culturali legati all’arte e alla poesia,
con mostre e reading pubblici. Espone le sue opere da oltre trent’anni. Ha
fatto parte di associazioni culturali; è membro di giuria per Premi
Letterari; ha aderito al “World Poetry Movement” e alla “Palabra en el
Mundo” per diverse edizioni consecutive. Con un suo testo critico ha
partecipato al X Festival Mondiale della Poesia di Caracas. Ha scritto Percorsi di vetro, silloge poetica, con deComporre Edizioni,
pubblicata nel 2012. E’ in preparazione la sua seconda raccolta poetica.
*********
La limpidezza dello sguardo sulla vita ci viene dalla raccolta di poesie di
Pa
squalina di Blasio. Come filo nel vento di terra (Sillabe di Sale
Editore, 2016) è un impianto che recita differenze e unicità della vita
ideologica e intima. I legami familiari, la vita domestica, il tempo, la
natura si innestano lungo un ritratto materno e amorevole verso sentimenti
che dispensano occhi, volti, umori, silenzi.
*
Mi hai parlato
e in eguale guisa
e strana epifania,
coroncina bianca e bolo canarino!
Mi hai parlato
della vis dirompente
che issa vele nel deserto
e brucia templi.
Sei esplosa, margherita,
in crepa d’impiantito
d’una casa senza porta
e storia stesa dalla sorte.
Ti mostri solitaria
eretta e fiera
e ridi in faccia al sole
primo albore.
*
La luna quella sera nel Castello
aveva un che di mistico nei merli
un richiamo dolce d’abbandono
briciola d’incanto per Lazzaro accucciato.
La luna quella sera mi strappò
un verso ardimentoso e caldo
che giunse fino a te
che incrociavi il mio sostare.
Ma non avevi mano per aggrapparti a me.
Ti nascondesti in quella sfera
fattasi silenziosa Ombra
in assonanza
e lì penasti sordo l’impotenza.
Raganella fredda nello stagno.
Pasqualina Di Blasio, nata a Montesarchio (BN), il 30 Giugno 1954. Ha frequentato il Liceo
classico e ha conseguito la Laurea in Lettere presso l’Università Cattolica
del Sacro Cuore di Milano. Insegna Lettere all’Istituto Comprensivo “A.
Manzoni” di Cormano (Milano). Ha pubblicato: – Aprile 2012In punta di piedi … moti del cuore. – Maggio 2013 Orme in movimento con Aletti editore, superando una selezione a
concorso per opere inedite. – Marzo 2014 una silloge di 15 componimenti in Rugiade in clessidra- Antologia a 6 autori, Rupe Mutevole Edizioni
2014. – Dicembre 2014 la silloge Silenzio cantore, in “Poeti del
nuovo millennio a confronto”, Antologia a 6 autori, Aletti Editore. Altre
poesie si trovano in Antologie poetiche: – Tulisium Nova, Brignoli
edizioni, 2013 – Habere Artem, Aletti Editore, Vol. 16, 2013 – Il
Federiciano 2013, Aletti Editore – Il Federiciano 2014, Aletti Editore –
Parole in fuga, Aletti Editore, 2014 – Indice delle Esistenze, Aletti
Editore, 2014. Alcune poesie sono state lette e commentate nel programma
radiofonico “L’isola che non c’è”, Radioitalia1, Torino.
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Non negare Nessuno
di Alessia Iuliano (CartaCanta, 2016 co
llana I passatori) è l’opera prima
vincitrice del Primo Premio al concorso nazionale di poesia Serrapetrona – le stanze del tempo 2016 promosso dalla Fondazione
Claudi. Credo non sfugga a nessuno l’importanza della strada intrapresa
dalla giovanissima autrice. Austera e fruttuosa versificazione che fa
riflettere sulla cura della ricerca del verso appropriato per adagiarsi,
pazientemente e con rassegnazione, alla malinconica nostalgia delle cose.
L’operazione rischiosa conserva il modo di mettersi in rapporto alla realtà
corrispondendo ai suoi bisogni più naturali e intimi. La forza dettata
dalla tensione verso il mondo e le sue molteplicità rendono il respiro
incarnato al punto da sembrare due voci intersecate negli stessi semitoni,
nel ritmo armonico che accompagna il senso e la forma.
*
Può essere luglio,
dicembre
può essere pioggia
tempo che scorre.
E d’improvviso
la fine di tutto, l’asfalto
bagnato e il silenzio.
E allora un sorriso sarebbe bastato
a fare bene del male –
*
Appoggia al seno
l’orecchio e sposta
leggermente al centro
quella attenzione.
Ti incontravo nudo
un sogno un anno
prima di oggi, senti
batte in levare
il ricordo è il gesto
quando cade l’accento
la sproporzione di amare
*
L’autista dell’autobus linea quindici
indossa rayban arancio polo azzurra Pescara
è come lui ma è lei
le sopracciglia in matita
e le vele ormeggiate
al ponte delle ciglia.
Porto di stelle di fuochi.
Fumi e fuochi, dove?
l’occhio, il cuore autobus
linea quindici, uomo azzurro
solo occhiali
nello smarrimento sirena
sali nella sera, ti perdi nel mare …
Alessia Iuliano
è nata a Termoli nel 1995, studia lettere moderne a Chieti e Musicoterapia
presso il conservatorio di Pescara. Dal 2015 collabora con la rivista
online ClanDestino diretta da Davide Rondoni e Gianfranco
Lauretano . Nello stesso anno, la Word Federation Music Therapy sceglie Thanks to WFMT, canzone di cui Alessia ha curato interamente il
testo, come sua sigla ufficiale. Nel gennaio 2016 è pubblicata per la casa
editrice Edizioni di pagina la sua prima traduzione dall’argentino: Il ladro di ombre, libro che nel maggio 2016 è il super vincitore
del Premio Elsa Morante Ragazzi. Non negare nessuno, la
sua prima raccolta di poesie, è vincitrice del primo premio al concorso
nazionale di poesia Serrapetrona – le stanze del tempo 2016
promosso dalla Fondazione Claudi.