Emilio Capaccio - Voce del paesaggio – Kolibris, 2016

Alla mia famiglia
, inizia con una dedica il bel libro di poesie di Emilio Capaccio dal titolo Voce del paesaggio, edito da Kolibris, 2016, e l’incipit … Ma la vita, la vita, la vita, la vita è possibile solo reinventata (Cecília Meireles) definisce quanta realtà è insita nei versi
della raccolta. Se il poeta è il tramite tra la poesia e il misterioso reale, allora qui troviamo numerosi suggerimenti per lo spirito e per la società
intera. Il discorso, sin dalle prime poesie, si fa tensione: dalla parola emerge la nostra storia e le sue ragioni. Le continue guerre, le uccisioni per
nome di un Dio che non porta nome, i valori decapitati dall’opportunismo economico e dai compromessi, sono in rapporto vivo con l’animo dell’autore che non
dimentica di sorprendersi e stupire senza esprimere giudizi moralistici, ma, corrispondendo a ciascuna forma di dolore intimo e sociale. Così la voce di
Capaccio si intreccia con quella delle coscienze dell’umanità rivendicando il diritto di pace e di amore, opponendosi con forza alla tragicità della
realtà. In verità il profondo monito è rivolto al senso di responsabilità e di colpa divenuto sempre più minimo dentro di noi; ecco perché interviene la
poesia. Il poeta ha necessità di indicare a se stesso la via possibile da percorrere, attraverso il linguaggio, per comprendere l’esperienza umana e per
lottare contro di essa al fine di salvarsi dall’abbandono, dal fallimento, dalle solitudini. La poesia non viene prima degli accadimenti, ma all’interno di
essi, nell’attraversamento dei dubbi e dei contrasti, come possibilità di purificazione, come operazione di salvamento. Bisogna partire dalla creazione,
dall’inizio, dalla nascita, per raggiungere l’innocenza, la verginità delle cose sensibili e, la prosa, la narrazione degli antefatti, servono
all’autore per raggiungere lo stato di contraddizione dei luoghi della volontà, più intimi, procedendo verso i labirinti della verità. Accostarsi alla
realtà della parola consente di essere in più luoghi, in più paesaggi e lì trovare le risposte semplici, le più audaci e irrinunciabili. Sono gli intrecci
delle tradizioni e la prospettiva intellettuale della bellezza a illuminare l’autore che si accosta e misura il sublime e il terribile del mondo con
intelligenza e saggezza, unica modalità per sentirsi vivi, consapevoli, pronti nella vita. (rita pacilio)
I nomi di Dio
Quando parlo con te in un perfetto allineamento
di giorni disperati e ti sento frusciare
dietro ogni laterizio di questo secolo
(o forse è il gesto dei tuoi continui disappunti)
«Dio» ti dico
«Il cielo è tornato del colore di quando non c’eri!»
Hai tanti nomi, così pieni di spifferi d’aria
che noi qui ci sentiamo infreddolire
spiattellando storie del Corano e della Bibbia
senza aver imparato a chiamarti
perlomeno con un nome comune.
Però ci vuole coraggio a pronunciare i tuoi nomi:
una pietra potrebbe dire di non sentirsi amare
abbastanza
se fallissi l’accento o mi tradisse l’ironia.
E quando scrivo il tuo nome con la mia Parola
non è lo stesso di quando lo scrivo in pashtō
o in hindi o in curdo.
Ti abbiamo degradato a un dio dei nomi
un dio delle razze, un dio di geopolitica.
Che strane cose l’uomo è capace di renderti
non solo tu a noi i miracoli!
Così ti domando:
«Con quali dei tuoi nomi hai chiesto a un ragazzo
laggiù
di farsi esplodere davanti a un’ambasciata?...
o qui a un prete di portare un anello al dito
e il colletto sotto i piedi?»
Non c’è niente di tuo in questa grama vistosità!
Solo la nostra intransigenza nel voler credere
che porti un nome e un verbo
per ogni popolo che ti accoglie…
O, ma se tutti...
se tutti ti chiamassero Mario!
*******
Su un verso di John Donne
«Ogni morte d’uomo mi diminuisce»...
perché io sono l’ape
io sono la formica
io sono il siriano
io sono il parigino.
Non sono il soldato
io sono la tenda
non solo la bomba
io sono l’ostaggio.
Non sono il lapidante
io sono la donna
non sono l’aereo
io sono la torre.
Non sono Medea
io sono i figli
non sono la fine
io sono la culla.
*******
La nascita
Una sera i cieli erano acerbi
colori scarlatti di lontananze.
Il luppolo delle nuvole
conferiva agli uccelli
il sentore di una Nascita
che blandamente maturava.
Lingue di metalli e ori crescevano.
Le stelle, una dopo l’altra,
si disponevano a rilento
negli spiegamenti delle costellazioni
nei decreti degli oroscopi.
I venti si creavano e si disfacevano
ancora fragili.
Io origliavo, mancante!
Ero come un incantesimo di luce
non ancora pronto per essere svelato.
Il tempo s’avvantaggiava.
Incuteva le prore e salpava
per un’azzurra primavera.
******
La barchetta di malinconie blu
a una donna sola
Laggiù, sulle acque tiepide dell’orizzonte
va la tua barchetta di malinconie blu!...
Con il suo carico di amori finiti
nella stiva dorata dei ricordi.
Con il suo carico di giovani mani
che salutano il tempo, bianche e sorridenti.
Con il suo carico di altre vite
che potevano essere e non sono state.
Con il suo carico di sogni lasciati a pendere
sotto l’albero del passato.
E si sente ancora qualche volta con l’onda
dai legni sonori di quella sagoma di vela
il chiaro vocio degli uomini che ti fecero compagnia
capitani scialbi e generosi, amandoti per un po’,
fra incagli di illusioni che non hai districato,
in albe di passioni di frangibili mari.
*******
Amo di te quelle folli, disperate, increspature
che su quei mari hai tratteggiato
le tracce di vita che hai lasciato
le accese correnti che ti hanno portata.
Amo di te quei sentieri nei capelli
fitti e attorcigliati sulla fronte
il giro d’anni che scolora sul tuo collo
il filo d’argento che hai tessuto.
Amo di quella barca il viaggio, la cronaca,
la sua storia, il blu delle dolci malinconie
solitarie, la stramba idea di altre vite
che potevano essere e non sono state.
*******
Una foglia
La pioggia ha sempre un carattere meditativo
quando cade a lacrime sottili
come se il tempo nascosto
sotto finestre appannate
stesse valutando con quali eventi mondani
abbozzare i nuovi giorni
e non trovasse soluzione!
Il traffico rallenta
fa lunghi chilometri di solitudine
e torna a casa.
I corpi non più lucidi perdono l’ombra
e le cose la loro natura
come se un albero là fuori
fosse meno albero di ieri.
Così anch’io rifletto
mentre perdo qualche cosa che non conosco
finché non la perdo del tutto!...
Era una foglia!
*******
Silentium
In questo assiduo tacitare
sono cresciuto
e ho sorriso tanto, dopotutto!...
ho sorriso di un sorriso solitario.
Sono cresciuto e ti dico:
«Non attendo il Tuo parlare!»
Non sia mai tu debba dirmi
non sei come t’immaginai.
Vado a rischio
anche in questa estrema illusione
più avventato ora
che i tempi stanno passando
perché per ardere la fiamma
sull’ultimo cero
deve necessariamente credere
che non può esistere il vento.
*******
Mancanza
A volte, a momenti, nel luogo dove cade
la mancanza
sento la voce delle cose che non sono accadute
più viva della voce delle cose reali.
E l’attesa che spendo
senza vedere che si compiono
è una vitale inesistenza
a cui tendo l’aspirazione e vivo
come fosse il mio corpo
sostanza e desiderio
di tutto quello che mi manca.
E il tangibile delle cose
che filano il succedere del caso
come spina dorsale posticcia ed elementare
mi pesa addosso
in uno spazio di strade e aria.
Sento la vita appropriarsi
d’insopportabile gravità evanescente
ogni giorno passare
con minore appariscenza
indefinendomi nella noia delle cose che ho
avuto.
E tutto quello che ho sognato
tutto quello che non ho amato
in un boato profondo m’innomina
con un biasimo incessante
d’illibata vita perduta.
Emilio Capaccio
è nato a Salerno il 16 maggio del 1976. Si è laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi del Sannio nella città di Benevento. Vive a
Milano, dove lavora nel settore della sanità pubblica. Alcune poesie sono state inserite in varie antologie pubblicate dalle case editrici: Pagine e
Aletti Editore. Finalista ai concorsi: «I poeti dell’Adda 2012», «Il Federiciano 2013» e «Viaggio di Versi III Edizione», a cura della rivista «Poeti e
Poesie». Si è classificato al 2° posto nel concorso letterario nazionale «Il Giardino di Babuk – Proust en Italie 2015», promosso dall’associazione
culturale Larecherche.it. Ha pubblicato in formato e-book: Malinconico Oscuro, traduzioni di poeti sudamericani inediti, con prefazione di
Giorgio Mancinelli. Attualmente cura la rubrica “Il Poeta del Lunedì” sul sito della rivista internazionale di poesia “Iris News” diretta da Chiara De
Luca.